Mongolia: viaggio nel paese di Gengis Khan
E' uno dei più inospitali paesi della terra. Dove le temperature variano dai 40 gradi d'estate ai -45 d'inverno. Ma anche, e forse proprio per questo, uno dei più affascinati. Abitato da gente nomade, fiera delle proprie tradizioni di popolo guerrieri, oggi offre panorami esaltanti, tra dune, steppe desertiche, montagne ghiacciate e resti di antiche civiltà.
Di fronte ad un turismo "mordi e fuggi" è rimasta una delle ultime grandi destinazioni di viaggio. Un paese degli estremi, dai meno quaranta delle sue montagne ai più quaranta della distesa desertica che lo attraversa. Un paese per viaggiatori, più che per turisti, enorme delle dimensioni, in cui è necessario trasformarsi in "nomadi", come i suoi abitanti, per visitarlo. La cui storia antica è tutta intessuta di fierezza e forza. Meta del viaggio di questa settimana è la Mongolia, uno dei paesi più affascinanti del mondo che evoca visioni di steppe sterminate percorse da cavalli selvaggi in corsa e montagne inaccessibili. Il paese di Gengis Khan e del Deserto dei Gobi.
Un viaggio in Mongolia non è una cosa semplice. Un collegamento aereo con Pechino, distante circa due ore di volo, e un servizio trisettimanale con Mosca rappresentano l'unico contatto verso l'esterno di questa immensa regione incastonata nel cuore dell'Asia. Non solo. A causa della scarsa dotazione alberghiera e dell'immensità del territorio, gli spostamenti vengono fatti quasi esclusivamente in aereo, ospitati in campi turistici composti da ger o yurte, le tipiche tende dei nomadi centrasiatici. Il periodo migliore per visitarla va da maggio a settembre, anche se sono proponibili dei soggiorni nei mesi invernali.
La Repubblica di Mongolia è situata in Asia Centrale, tra Russia e Cina, unici suoi vicini lungo i 7670 chilometri di frontiera, e non ha sbocchi sul mare. E' quattro volte più grande dell'Italia ed ha circa due milioni e seicentomila abitanti, in gran parte nomadi sparsi nelle steppe e nei deserti. La capitale è Ulan Bator, in cui vive un quarto della popolazione. Quasi il 90 per cento della Mongolia è composto da un vasto altipiano ondulato di altitudine compresa tra i 1000 ed i 3000 metri, diviso in due grandi zone, le steppe verdi ed erbose del Khangai a nord e le zone desertiche del Gobi a sud. Queste terre, piuttosto difficili da coltivare, vengono prevalentemente destinate al pascolo tanto che il paese ha un rapporto bestiame-popolazione fra i più alti del mondo. La cima più elevata è il monte Tabin Bogdo Ola, nella catena degli Altai a nord, che raggiunge i 4356 metri.
La Mongolia, conserva l'eredità del più grande impero che la storia del mondo abbia mai visto e del più geniale e sagace condottiero, molte volte emulato ma mai eguagliato, Gengis Khan. Colui che grazie al suo spirito guerriero spinse i mongoli alla conquista del Tibet, della Cina, del Turkestan fino ad arrivare alla Georgia. Morto nel 1227, la leggenda narra che chiunque avesse assistito al passaggio del carro funebre, avrebbe accompagnato il suo Signore nell'aldilà.
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Questa regione, tra l'altro, fu probabilmente tra quelle che per prime furono abitate dall'uomo. Recentemente, infatti, sono stati ritrovati reperti paleontologici risalenti a circa 700 mila anni fa, benché le cronache scritte di Cinesi ci narrino di popolazioni abitanti questa regione solo a partire dal IV o V secolo a.C. Nel corso della sua storia, la Mongolia è stata al centro di imperi anche molto vasti ma spesso di breve durata (impero Unno, impero Turk) fino al sorgere nel XII del più grande impero della storia dell'umanità: l'impero mongolo. Agli inizi di questo secolo, dopo alcuni secoli di dominazione cinese, la Mongolia si è resa indipendente, ma solo ufficialmente, poiché in effetti per anni è stata completamente asservita ai voleri della Russia sovietica, da cui si liberata definitivamente solo nel 1989. Attualmente è una repubblica parlamentare con elezione diretta a suffragio universale del capo dello stato.
Capitale del paese e città più grande è Ulan Bator. Il centro politico, culturale e industriale della Mongolia si trova in una valle profonda nella parte centrosettentrionale del paese, circondato dalle dorsali dei Monti Khenti ed attraversato dal fiume Tuul. Venne fondata come Urga nella metà del Seicento e quale centro monastico divenne il fulcro del lamaismo buddismo tibetano e la sede del Buddha Vivente, il leader spirituale della nazione. La metà del XIX secolo ha visto lo sviluppo di Ulan Bator come centro dei traffici sulla rotta carovaniera tra Russia e Cina. La città divenne poi la capitale della neo indipendente Outer Mongolia nel 1911 e nel 1921 fu presa da un gruppo rivoluzionario mongolo sostenuto da forze sovietiche.
Con la costituzione della comunista Repubblica Popolare Mongola nel 1924, la città fu rinominata Ulan Bator, che significa "valoroso guerriero rosso". Oggi la città è caratterizzata da ampi viali alberati e le sue piazze - in quella grandissima del centro spicca la statua di Suhbaatar, l'eroe nazionale - sono fiancheggiate da imponenti edifici neoclassici che risentono dei rigidi schemi urbanistici sovietici. Una visita alla città però non può esimersi da un'occhiata ai suoi pochi monumenti, tra cui il monastero di Gandaan, antica scuola lamaista della città e centro spirituale e sociale della antica Urg ed il palazzo del Bogdo Khan, l'antico capo spirituale e politico della Mongolia, entrambi del XIX secolo, ed al Museo Nazionale.
Un momento importante di vita cittadina, ma anche dell'intero paese, è rappresentato dalla festa nazionale del Naadam. Si tratta di un festival che risale a molti secoli fa e per assistervi il popolo nomade giunge da ogni parte della Mongolia. I partecipanti fanno sfoggio delle loro ataviche capacità di cavalieri, lottatori e arcieri gareggiando tra di loro e dimostrando una abilità e un coraggio che sono fondamento della vita di un popolo nomade. Il giorno di inizio del Naadam è l'11 luglio ma le competizioni si protraggono per due giorni. E' questa anche un'ottima occasione per vedere sfilare per le strade di Ulan Bator la gente mongola nei suoi migliori abiti tradizionali di seta e velluto dai colori sgargianti.
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Lo spettacolo naturale più grandioso della Mongolia è senza dubbio rappresentato dal deserto dei Gobi ("gobi" in mongolo significa proprio deserto), una delle terre più inospitali del mondo, che si trova nel sud del paese. E' il deserto più freddo e più settentrionale del mondo ed ha un'ampiezza di 1.609 chilometri circa da est a ovest e di 966 chilometri da nord a sud. Si presenta per la maggior parte sotto forma di un altopiano inscritto in rilievi montuosi più elevati, ricco di dune, con un'altitudine compresa fra i 1.000 e i 1.500 metri sul livello del mare. Le temperature, che arrivano fino ai 45 gradi durante l'estate e scendono fino a -40 in inverno, pongono una delle sfide più dure all'insediamento umano, tanto che la maggior parte degli abitanti vi conduce vita nomade. Qui sono stati trovati numerosi resti di fossili e animali preistorici.
Per scoprire l'animo antico della Mongolia conviene visitare la antica capitale di Karakorum. Punto di partenza è Bayangobi, circa 280 chilometri ad ovest di Ulan Bator, da dove partono le visita al monastero di Erdene Zuu ed all'area di Karakorum, zona suggestiva sul piano paesaggistico e ricca di storia. Qui le armate di Gengis Khan sostavano per il pascolo estivo, ed in questi dintorni sorse la prima capitale dell'impero gengiskaniade, Karakorum. Dell'antica città non rimangono che pochi frammenti intorno al maestoso monastero buddhista di Erdene Zuu, circondato da 108 stupa e costruito verso il 1580 sullo stesso sito della gloriosa città.
Si retrocede di molto nel tempo con un escursione alla vicina Valle di Yol, la valle delle aquile, a poche decine di chilometri da Bayangobi. Qui si trova il Parco nazionale di Gobi-Gurvan Saikhan, uno degli ambienti più straordinari del pianeta, che varia dalle dune di sabbia alle formazioni rocciose sino a spettacolari valli ghiacciate, con, tra estate ed inverno, sbalzi di temperatura anche di 90 gradi. Qui vicino, nell'area di Bayanzag numerose spedizioni paleontologiche hanno lavorato per portare alla luce i resti fossili di dinosauri i cui scheletri sono esposti al Museo di Scienze ad Ulan Bator.
Nel sud del deserto dei Gobi, 100 chilometri a sud di Ulan Bator, si trova la riserva naturale di Khustain Nuruu, creata nel 1993 per proteggere i "takhi", i cavalli selvaggi mongoli e l'ambiente della steppa in cui vivono. Il takhi, conosciuto anche come cavallo del Przewalski, è probabilmente il simbolo riconosciuto della fauna selvatica del paese. Negli anni Sessanta ha rischiato l'estinzione, ucciso per la carne ma anche perché lo sviluppo del bestiame aveva ridotto il loro foraggio, ma agli inizi degli anni 90, con l'assistenza di gruppi ambientalisti internazionali, il takhi è stato reintrodotto nella zona protetta di 90.000 ettari di Khustain Nuruu. Nel parco vivono circa 200 esemplari.
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Altri spettacoli grandiosi sono offerti a Ondor Dov, a circa 50 chilometri dalla capitale, dove si trova il Parco naturale di Manzshir, il parco naturale più antico del mondo, popolato di marmotte e moltissimi altri animali, dove sorgono le antiche rovine di un monastero che ospitava circa 300 lama. Accanto a quello vecchio è stato da poco ricostruito un nuovo monastero ed i monaci stanno ricominciando ad officiare.
Per gli amanti della pesca è una delle mete più ambite. E' il lago Khovsgol, 200 chilometri a nord-ovest di Ulan Bator. Ricco di salmoni, copre un'area di circa 1300 chilometri quadrati ed è forse una delle aree che meglio nasconde i segreti della Mongolia. Si possono effettuare trekking sulle sponde del lago, dalle acque di un colore blu intenso, circondato da rilievi ricoperti di foreste e da immense distese verdi qua e là punteggiate dalle candide yurte. Per chi ne ha voglia, invece, ci si potrà spingere, con una guida locale, su per le montagne dove si possono incontrare gli ultimi allevatori di renne che ancora popolano la zona.
A circa 7 chilometri da qui si trova il Monastero di Amarbayasgalant. Si tratta del secondo monastero più importante in Mongolia subito dopo quello di Erdene Zuu. L'edificio è immerso in un dolce scenario naturale negli ultimi contrafforti della taiga siberiana. Costruito nel 1727 - 1736 da Zana Bazar, il maggiore ed eminente artista religioso e uomo di cultura della Mongolia, è stato ristrutturato nel 1992 dall'Unesco. Una cosa da sottolineare è che le pitture presenti all'interno del monastero pare fossero preparate con polvere di perle mescolata a pietre semipreziose.
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